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Intervento sulla Manovra finanziaria a conclusione del dibattito sugli emendamenti

Intervento sulla Manovra finanziaria a conclusione del dibattito sugli emendamenti

GIULIO CALVISI. Signor Presidente, con poche parole vorrei intervenire su ciò che è successo questo pomeriggio. Noi non abbiamo rinunciato ad esprimere le nostre proposte alternative a quelle avanzate dal Governo. Abbiamo illustrato i nostri emendamenti pure in presenza della posizione della fiducia da parte del Governo e anche in presenza di una manifestazione importante che, come partito, stiamo tenendo in queste ore a L'Aquila. Non c'era nessuna volontà ostruzionistica da parte nostra. Abbiamo però voluto fare una scelta di rispetto innanzitutto verso l'istituzione che rappresentiamo e verso i cittadini, che guardano con fiducia e speranza a quello che fanno il Partito Democratico e il suo gruppo. Abbiamo voluto lasciare agli atti le nostre proposte emendative, le nostre controproposte ad una manovra che abbiamo giudicato negativamente sin da quando è stata presentata.

Occorre rispetto verso le istituzioni, verso i cittadini e verso noi stessi. La parola rispetto, invece, non viene più usata da questo Governo e da questa maggioranza. Prima hanno smesso di usarla nei confronti dell'opposizione, poi nei confronti dell'intero Parlamento.

Adesso vedo, leggendo i giornali, che non la si usa neanche al proprio interno. Signor Presidente, abbiamo espresso un giudizio molto chiaro e netto sulla manovra: abbiamo detto che non ci convince la linea e la politica dei tagli lineari. Abbiamo detto che è una politica di finanza pubblica sbagliata, perché, se può produrre effetti contingenti sul contenimento del deficit, non influisce minimamente sul macigno allo sviluppo e alla crescita del nostro Paese, cioè l'alto rapporto fra debito e PIL.

Abbiamo detto che queste misure rischiano di produrre lo stesso effetto che ha già prodotto la madre di tutte le manovre finanziarie di questo Governo, il decreto-legge n. 112 del 2008, cioè può addirittura produrre un aumento della spesa della pubblica amministrazione e non un contenimento della spesa, che sarebbe l'obiettivo di partenza da raggiungere.

Abbiamo detto che questa non è una manovra giusta, perché distribuisce il peso dei tagli in maniera sconsiderata, facendoli gravare soprattutto sugli enti locali, le regioni e i comuni, che, tra l'altro, in questi anni, come vi abbiamo detto in numerosi interventi, hanno dimostrato di essere più virtuosi dello Stato stesso.

Ma con riferimento a questi tagli, a queste cifre e a questi numeri, che vi abbiamo ripetuto in queste non tante ore di dibattito - ma comunque ve li abbiamo ripetuti e fatti conoscere - vorrei sottolineare che non abbiamo fatto solo un ragionamento contabile, perché dietro quel segno meno nei trasferimenti a comuni, province e regioni vi sono persone in carne ed ossa, meno servizi per i cittadini, meno politiche per la salute, meno asili nido, meno istruzione, meno sapere per i giovani, meno assistenza per i poveri, gli anziani e i non autosufficienti, meno investimenti e meno opere pubbliche.

Questa vostra finanziaria reca il segno meno e colpisce le persone più deboli. Come vi abbiamo detto durante la discussione sulle linee generali e l'illustrazione degli emendamenti, questa manovra non innesca processi di crescita. Avremmo potuto avviare un confronto con voi, anche serrato, se questa manovra avesse fatto dei tagli, anche consistenti, alla spesa pubblica e allo Stato sociale, ma avesse innescato processi di crescita, magari con la ricetta che ha funzionato negli anni Ottanta in altri Paesi, quella di una forte riduzione fiscale per le imprese e per le famiglie.

Questo non è accaduto: voi ci proponete soltanto una linea di tagli e noi abbiamo presentato le nostre proposte alternative. Vi abbiamo detto di agire sulla leva fiscale, vi abbiamo detto di agire sulla politica delle liberalizzazioni e vi abbiamo detto che non può esistere una crescita di questo Paese senza una scuola, una ricerca, un'innovazione e un'università sulle quali il Paese punti con decisione, senza un rilancio della pubblica amministrazione e senza un'equità infragenerazionale nel sistema pensionistico e, più complessivamente, nel sistema di welfare.

Penso che alla fine di questa seduta, di questa lunga discussione, siano emerse con chiarezza due idee di politica economica e di finanza pubblica: da una parte c'è la vostra idea e dall'altra parte c'è la nostra; sono due idee radicalmente diverse e alternative.

Penso che questi due giorni di discussione siano stati importanti per noi, perché abbiamo fatto un altro passo in avanti per costruire una seria alternativa ad un Governo che è sempre meno credibile, perché litigioso e diviso al proprio interno, ma che è sempre meno credibile soprattutto nel rapporto con i cittadini. Infatti, tutti i sogni e tutte le promesse che avete fatto in campagna elettorale ormai stanno evaporando e penso che i cittadini di questo siano sempre più consapevoli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

 

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