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Finanziaria di luglio:intervento in aula 27 luglio 2010

Finanziaria di luglio:intervento in aula  27 luglio 2010

 

GIULIO CALVISI. Signor Presidente, mi limiterò, in questo intervento, ad alcune considerazioni di natura politica piuttosto che attinenti al merito del provvedimento stesso. Rinvio, perciò, per le nostre proposte, alla relazione di minoranza presentata dal nostro capogruppo in Commissione bilancio, l'onorevole Baretta. Prima considerazione: mi pare che questa sia l'ottava volta su 35 voti di fiducia complessivi che questo Parlamento viene costretto ad un voto di fiducia su un provvedimento di natura economica. È già un fatto grave aver fatto ricorso a questa procedura del prendere o lasciare, dell'espropriazione del Parlamento e delle sue prerogative in altre occasioni, ancora di piùè grave averlo fatto in questa circostanza. La manovra è stata presentata come un qualche cosa che atteneva più all'interesse dello Stato che ad un indirizzo di politica economica del Governo. Si chiamava il Paese ad affrontare sacrifici (la prima volta che il Presidente del Consiglio usava la parola «sacrifici», lui che è così attento alla comunicazione), in nome, appunto, di un interesse nazionale superiore per evitare la deriva greca, per evitare una situazione di non controllo dei conti pubblici e per dare esplicita attuazione ad una richiesta da parte dell'Unione europea. Se le cose stanno così, come opposizione abbiamo fatto un discorso molto chiaro e vi abbiamo detto che non ci sottrarremo alle nostre responsabilità come una forza di opposizione che guarda, innanzitutto, all'interesse nazionale. Non faremo come voi faceste, quando eravate all'opposizione, votando contro la manovra che portò l'Italia nell'euro. Vi abbiamo detto, ve l'hanno detto l'onorevole Franceschini e l'onorevole Bersani, che per noi non è in discussione la necessità di una manovra, l'entità della manovra medesima e la necessità di ridurre la stessa spesa pubblica.

 

 

Tra di noi si poteva anche aprire un dibattito se votare a favore o se astenerci per questo provvedimento. Del resto siamo un'opposizione responsabile. Le uniche riforme che ha fatto questo Governo sono avvenute con il concorso dell'opposizione: la legge di contabilità e la legge sul federalismo fiscale. Di fronte a questa apertura voi invece avete deciso di procedere nel solito modo. Avete sottratto il Parlamento ad una discussione su decisioni economiche della portata di 25 miliardi di euro. Avete posto la fiducia al Senato su modifiche alla proposta inizialmente presentata al Governo stesso. Porrete la fiducia alla Camera su un testo non modificabile e blindato. Con la vostra maggioranza parlamentare ormai annichilita, con i vostri deputati che neanche possono parlare perché devono obbedir tacendo. Con il Parlamento ancora una volta ridotto ad un «votificio». Una prova di forza dell'Esecutivo: può darsi. Tuttavia penso che si sia trattato di una prova di debolezza perché non solo avete dimostrato che questa maggioranza può legiferare solo con la fiducia altrimenti emergono le vostre contraddizioni e divisioni; non solo perché nel porre la questione di fiducia siete rifuggiti da qualsiasi confronto di merito sui problemi ma perché il ricorso alla fiducia ha reso meno credibili i presupposti dai quali siete partiti, i presupposti della manovra: l'interesse nazionale, la deriva greca e il rischio spagnolo, ce lo chiede l'Europa. Non è così. Altri Paesi stanno facendo altre manovre. Le stanno facendo e le hanno fatte la Germania, l'Inghilterra e gli Stati Uniti: manovre dure, manovre pesanti. Ma c'è una grande differenza tra loro: infatti oggi quei Paesi mettono in campo tagli e misure di contenimento della spesa pubblica dopo che lo scorso anno hanno messo in campo misure anticicliche per rimettere i conti a posto, per intervenire a sostegno delle famiglie e delle imprese, per salvare le banche. Da noi niente di tutto questo è stato fatto. E attenzione gli altri non fanno soltanto tagli. Infatti è vero che la Germania fa una manovra dura di 80 miliardi nei quattro anni ma non fa soltanto tagli alla spesa pubblica perché la Germania investe 12 miliardi nella scuola, nell'università e nel sistema formativo. Voi invece avete tagliato 12 miliardi a partire dal decreto-legge n. 112 del 2008 per la scuola, l'università e il sistema formativo. I macroindicatori sono impietosi per voi: il PIL - 6,3 per cento; il rapporto debito/PIL, l'avanzo primario, il deficit. Deficit che l'Europa ci chiede di dimezzare in tre anni per arrivare a 40 miliardi e voi non avete risposto alla domanda che con insistenza vi ha rivolto il collega Vannucci in Commissione: da 80 miliardi, quale è il deficit oggi, dovete arrivare a 40 e oggi ne prendete 25. Gli altri 15 quando li mettete, dove li trovate? Dunque al di là delle rassicurazioni del Ministro Tremonti è chiaro che si va incontro ad un'altra manovra correttiva dei conti pubblici. Siamo dunque in questa situazione perché voi avete negato la crisi, perché voi non avete messo in campo misure anticrisi, perché avete definito la crisi come psicologica, perché avete definito la crisi come alle nostre spalle.

Oggi facciamo i conti con le vostre scelte sbagliate quando avete eliminato le misure di contrasto all'evasione fiscale, quando avete eliminato l'ICI, quando avete tagliato i fondi FAS, quando avete fatto la più grande riduzione della spesa in conto capitale della storia della Repubblica, quando avete scelto non per ritardo o per errori ma per scelta ben precisa di bloccare i pagamenti alla pubblica amministrazione verso le imprese. Ve ne siete pure fatto vanto nella relazione al rendiconto: in quello di quest'anno vi siete vantati del blocco dei debiti commerciali della pubblica amministrazione. Quando avete imposto il patto di stabilità assurdo ai comuni. Oggi ci riproponete la solita solfa che già avevamo visto con il decreto-legge n. 112: tagli agli enti locali, alle regioni, ai comuni, ulteriori tagli ai Ministeri, tagli al pubblico impiego, pesanti interventi sul sistema pensionistico. Altri colleghi hanno esposto le cifre e io non ci tornerò. Però guardate io voglio sottolineare un punto e chiudo il mio intervento.

Voi oggi alle regioni chiedete di fare il lavoro sporco per voi, di aumentare le tasse perché voi non avete il coraggio di presentarvi direttamente agli italiani con questa proposizione. Tuttavia non fate una politica di tagli per innescare un processo di crescita come ieri diceva entusiasta l'onorevole Marinello nel suo intervento. Non fate la scelta che pure sarebbe stata coraggiosa di dare preferenza alla crescita, alle politiche di sviluppo rispetto al welfare. Non siete e non avete fatto come Reagan e la Thatcher negli anni Ottanta quando ci fu un'imponente riduzione dello Stato sociale a fronte di un grande piano di riduzione fiscale per imprese e famiglie. Neanche per sogno: qui non vi è crescita e vi sono i tagli, il rigore, il contenimento puro e semplice della spesa, la politica di bilancio che coincide e si sovrappone alla politica economica, questo è. E attenzione: qui non vi è solo una mancanza di coraggio da parte vostra, ma siamo al fallimento della vostra politica. Ve lo ha ricordato ieri sempre il collega La Malfa nel suo intervento: con il decreto-legge in esame fallisce l'idea che era stata alla base della vittoria di Berlusconi sia nel 2001 sia nel 2008, cioè che questo Paese avesse bisogno, per crescere, di una politica che liberasse il Paese da lacci e lacciuoli, di un grande programma di riduzione fiscale. Avete messo fine a questa parola d'ordine. La pressione fiscale in questo Paese ha raggiunto il suo record, non avete attuato la riduzione delle tasse: non la fate adesso e non la farete mai.

Oggi ci proponete un rigore fine a se stesso, destinato a produrre forse qualche effetto positivo sulla riduzione del deficit, ma che non innesca processi di crescita e neanche processi strutturali di riduzione del debito che come un macigno pesa sulle spalle del nostro Paese.

Non costruite neanche un posto di lavoro in più, a fronte di un Paese con un tasso di disoccupazione ormai sopra il 10 per cento: nelle regioni del sud la disoccupazione giovanile è al 40 per cento, con 2 milioni di ragazze e ragazzi del nostro Paese che non lavorano, non studiano e non stanno cercando lavoro.

Sempre l'onorevole La Malfa ieri diceva: attenzione, siamo di fronte ad una svolta, Tremonti è diventato come Padoa Schioppa, ci propone politiche di risanamento che uccidono le prospettive di sviluppo. È un paragone interessante. Sicuramente voi tornate indietro sulle politiche di risanamento, sull'importanza dell'evasione fiscale, sulla centralità dell'Europa, su quelle cose sulle quali, cioè, avete sempre attaccato i Governi di centrosinistra. Quindi, vi è una sorta di rivincita della storia per chi vi ha preceduto. Ma da qui a dire che le politiche sono le stesse un po' ve ne passa.

Io non lo so, peròè certo che nessun Governo di centrosinistra e nessun ministro di centrosinistra, a fronte di una tassazione del 23 per cento sulle pensioni che supera il minimo imponibile, avrebbe mai potuto tassare del 5 per cento i titolari di oltre 105 miliardi trattenuti all'estero. Forse un Governo di centrosinistra avrebbe chiesto un contributo ai dipendenti pubblici che guadagnano tra i 90.000 e i 150.000 euro del 5 e del 10 per cento, quindi portando le aliquote al 48 e al 53 per cento. Sicuramente, però, non avrebbe lasciato milionari come il Presidente del Consiglio con un'aliquota del 43 per cento. Forse un Governo di centrosinistra avrebbe tagliato i trasferimenti alle regioni e agli enti locali, ma non lo avrebbe fatto lasciando intonse le rendite finanziarie come invece avete fatto voi. Nessun Governo di centrosinistra avrebbe tradito il patto intergenerazionale e infragenerazionale sulle pensioni come avete fatto voi. Nessun Governo di centrosinistra sarebbe intervenuto sulla pubblica amministrazione, mettendo in mora sia i propositi di Bassanini sia di Brunetta di valorizzare il merito. Nessun Governo di centrosinistra per eliminare il precariato nella pubblica amministrazione avrebbe fatto la scelta che avete fatto voi: noi abbiamo fatto la scelta di ridurre il precariato stabilizzando i lavoratori, voi i lavoratori semplicemente li licenziate.

Quindi, siamo di fronte ad una politica economica diversa: questa è la vostra politica economica, questa è la vostra politica di finanza pubblica. La nostra politica è diversa e spero che gli elettori e i cittadini si renderanno conto che la nostra cultura politica si ispira ad altri principi ed altri valori rispetto a quelli ai quali vi ispirate voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

 

 

 

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