|
Calvisi: «Il voto punirà le false promesse del Pdl» L'intervista. Calvisi (Pd): Governo e Giunta deludenti. E in Sardegna si apre una seria questione morale: serve una verifica dell'Antimafia Unione Sarda — 20 maggio 2010 pagina 2 sezione: SARDEGNA Giulio Calvisi c'era, nella foto di gruppo della vittoria del 2005: quando il centrosinistra si aggiudicò 7 Province su 8. Ora è un deputato del Pd, allora era il segretario dei Ds, partito guida della coalizione: «Per quel trionfo - ammette - furono decisivi il vento nazionale e il traino dell'azione di governo della Giunta Soru, eletta da un anno e nel pieno del consenso. Oggi in teoria dovrebbe essere il contrario, e invece...» Invece? «Già la Giunta di centrodestra non suscitava grandi passioni. Ora, a un'azione di governo negativa e alle divisioni, si aggiunge un'inchiesta giudiziaria dai risvolti pesanti». Come la valuta? «Tutti sono innocenti sino a condanna definitiva, io poi sono molto garantista. La giustizia faccia il suo corso, senza che nessuno gridi al complotto: spero che le istituzioni si dimostrino estranee ai fatti. Ma resta il problema politico». Vale a dire? «La Giunta deve chiarire se in Sardegna si è aperta una questione morale. Domanda: le nomine si fanno a Roma o a Cagliari? E in base alle competenze, o per garantire favori agli amici degli amici? E se il direttore dell'Arpas non si dimette, dopo le intercettazioni imbarazzanti che lo riguardano, perché la Giunta non lo costringe a lasciare?» Nomine e appalti discussi ce ne sono sempre stati. «Sì, ma bisogna capire se, aprendo a certi imprenditori, l'Isola è più permeabile di prima a interessi illegali e a infiltrazioni della mafia. Penso sia giunta l'ora di una missione della commissione Antimafia in Sardegna. Del resto il presidente Pisanu garantisce tutti». Spera che questo incida sul voto nelle Province? «No: temo semmai che rafforzi l'astensione, ma credo che i sardi potessero già dare un giudizio negativo del centrodestra per le promesse disattese di un governo nazionale che doveva essere amico e non lo è. Sull'Isola si sta abbattendo una catastrofe finanziaria». Per via delle entrate mancate? «Sì, lo Stato ci deve dare 1,6 miliardi all'anno più di prima, al netto della spesa sanitaria: ma questi soldi non ci sono. Malgrado l'ordine del giorno unitario votato alla Camera dopo la nostra battaglia sul bilancio». Cosa può fare la Regione? «L'unica via per vedere quei soldi è sollevare un conflitto col Governo alla Corte costituzionale. Poi ci sono 2,25 miliardi di risorse Fas che ci spettano, bloccate da un anno e mezzo». Quelli della Sassari-Olbia. «E di molte altre infrastrutture: la 131, la 554, la metro leggera di Cagliari, le scuole. Quanto alla Sassari-Olbia, non ci sono neppure i 160 milioni già concessi dal Cipe: col solito trucco di Tremonti, la delibera è stata adottata ma non pubblicata. Le risorse sono virtuali». La maggioranza ha problemi, ma il centrosinistra pure. In molte Province siete divisi, nel Pd si litiga ogni giorno. «Scontiamo ancora le divisioni delle Regionali. Io ho sostenuto Silvio Lai, che ha fatto un lavoro straordinario e difficilissimo: ciò che non si è potuto unire al primo turno, spero si unisca ai ballottaggi». Difficile, a Nuoro: lo scontro Deriu-Arbau è durissimo. «Intanto spero che il voto faccia chiarezza, e Deriu e Bianchi siano eletti magari al primo turno. Detto questo, vorrei un partito in cui da un lato non ci si prenda ogni volta a colpi di statuto, ma dall'altro non accada neppure che se un candidato non piace ciascuno fa quel che vuole, o se ne va. Quando contestammo l'elezione di Francesca Barracciu alla segreteria, o le mancate ricandidature alle Regionali, mica ce ne siamo andati dal Pd». Però l'ala soriana vi contesta il voto disgiunto. «Quella del voto disgiunto non è una spiegazione. Abbiamo perso di 110mila voti, il maggior distacco della storia regionale. Tutti sanno che non abbiamo perso per quello». Finirà mai questa lotta tra soriani e antisoriani? «Il Pd dev'essere il partito di tutti, in cui convivono culture diverse. Renato Soru deve dare assolutamente un contributo utile. Il problema è che se qualcuno attacca un leghista, ci sono dieci dirigenti leghisti pronti a difenderlo; se attaccano uno del Pd, ci sono venti del Pd pronti a denigrarlo». Se è per questo, di solito anche chi lo attacca è del Pd. «Vero, purtroppo». In definitiva, che pronostico fa sulle Provinciali? «Molto difficile, direi 1X2. Se si voterà giudicando l'operato della Regione e del Governo, il centrosinistra potrà cogliere risultati sorprendenti. Prevedo molti ballottaggi: e poiché i candidati del centrosinistra sono più forti, possono vincere». In Gallura, il suo territorio, non avete ricandidato la presidente uscente, Murrighile. «Ci sono stati problemi tra presidente e coalizione, in una fase in cui la Provincia di fatto non esisteva ancora. Ma proprio lì, nell'area più penalizzata dal Governo (dal G8 alla Sassari-Olbia), chi vota può lanciare un segnale al centrodestra». GIUSEPPE MELONI
|