|
La Regione a Mita resort: ridiscutiamo il contratto. Calvisi e Caria (Pd): sono condizioni capestro. È polemica per l’Ici stratosferica ma anche perché tutte le carte restano in mano a Bertolaso LA NUOVA SARDEGNA - 23 marzo 2010 - LA MADDALENA. La Regione vorrebbe rinegoziare la convenzione con Mita resort per la gestione dell’ex arsenale scritta da Bertolaso. Vorrebbe anche trattare sull’Ici che dovrà versare al comune della Maddalena, 400 mila euro all’anno, e sul canone di 60 mila euro che riceverà dalla società della Marcegaglia. Ma non può fare nulla. Perché la struttura di Bertolaso non ha ancora inviato a Cagliari, nonostante la formale richiesta, né la convenzione né gli allegati tecnici sui lavori a carico di Mita resort. Il Pd chiede che Cappellacci stracci quell’atto e lo riscriva. Dunque quella convenzione, che stabilisce che cosa Mita resort deve fare nell’ex arsenale per i prossimi 40 anni, e quanto deve pagare, è ancora nel solo possesso della struttura di Bertolaso, dello Stato che non è più titolare né di quell’area né delle strutture ricettive (porto escluso). La Regione, che dell’ex arsenale è proprietaria dal 1 gennaio di quest’anno, non sa nulla del rapporto contrattuale con il suo “inquilino”, la società di Emma Marcegaglia e Andrea Donà Dalle Rose. E’ l’ennesimo paradosso di tutta la vicenda G8. «Conosciamo solo informalmente alcuni aspetti di quella convenzione. L’abbiamo richiesta formalmente, ma dalla struttura della protezione civile non ce l’hanno ancora fatta avere» ammette Gabriele Asunis, titolare agli Enti locali, l’assessorato “padrone” dell’ex arsenale. «Tutto questo è lesivo dell’autonomia regionale» attaccano Giulio Calvisi e Pierluigi Caria, parlamentare e consigliere regionale del Pd, partito che ha presentato interrogazioni sia alla Camera che in consiglio regionale. La convenzione è stata sottoscritta dalla struttuta di Bertolaso e da Mita resort il 9 giugno, quando il G8 era già stato spostato dalla Maddalena all’Aquila, quando la proprietà dell’ex arsenale era ancora dello Stato, non della Regione. E, nonostante il trasferimento dell’area da Roma a Cagliari, nulla da allora è cambiato. Dopo la lettera a Bertolaso per chiedere di entrare in possesso della convenzione e degli allegati tecnici, gli uffici di Asunis si sono messi al lavoro per cercare di capire come la Regione dovrà comportarsi con Mita resort, società che per la gestione dell’arsenale verserà nelle casse dello Stato 31 milioni (inzialmente erano 40, somma ridotta per lo spostamento del G8) e solo 60 mila euro all’anno d’affitto alla Regione. I funzionari hanno fatto alcune scoperte, prima fra tutte quella sull’Ici. L’imposta sui 115 mila metri quadri dell’ex arsenale (227 mila metri cubi di strutture) al comune della Maddalena dovrà pagarla la Regione, non la società. Tecnicamente, non ci sarebbero problemi. Politicamente, sì. Il Pd, a livello nazionale e regionale, è partito all’attacco di Cappellacci, che non ha ancora preso posizione sul bando per l’ex arsenale (se non a favore della Marcegaglia) «E’ assurdo che la Regione riceva un canone di locazione per la gestione dell’ex arsenale di 60 mila euro all’anno e ne debba pagare 440 di Ici» dicono Calvisi e Caria in un comunicato. Segue l’elenco dei punti contestati. «Già trovavamo incomprensibile che i 31 milioni di euro che Mita Resort doveva versare a titolo di una tantum, andassero alla protezione civile e non alla Regione. Già trovavamo esiguo un canone annuale di soli 60 mila euro l’anno per 40 anni. Ora siamo all’assurdo perché si scopre che gli oneri dell’Ici sono rimasti a carico della Regione, con una perdita di 340mila euro. A questo punto sulla vicenda occorre fare un chiarimento definitivo - proseguono -. Ci venga detto se non si ritenga gravemente lesivo delle prerogative statutarie della Regione l’eventuale mancato coinvolgimento della Regione e del suo presidente. Ci dicano se non si ritenga contrario ai principi della buona amministrazione che su un bene pubblico dato in gestione ai privati gli oneri tributari possano rimanere in capo al pubblico e non al privato già beneficiario, a prezzi più che vantaggiosi, dell’affidamento del bene. Ci venga detto se non si ritenga opportuno intervenire al più presto per modificare le condizioni capestro per la Regione». E la Regione, con l’assessore Asunis, questo vorrebbe fare. Vorrebbe avere intanto la convenzione, e poi fare bene i conti tra quanto incassa e quanto spende, ed eventualmente rivedere alcune cose del contratto d’affitto, se non tutto. Proprio come farebbe ogni padrone di casa. GUIDO PIGA
|