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Interrogazioni e interpellanze
Eolico selvaggio off shore: interrogazione in parlamento. Primo firmatario Giulio Calvisi

Eolico selvaggio off shore: interrogazione in parlamento. Primo firmatario Giulio Calvisi

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN COMMISSIONE
CALVISI ,
PES,
FADDA,
MARROCU,
MELIS,
PARISI,
SCHIRRU

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del turismo.

Per sapere - premesso che:

il sostegno a tutte le produzioni di energia da fonte alternativa ai combustibili compatibili deve essere coniugato con una attenta salvaguardia dei valori ambientali, naturalistici, paesaggistici, storico-culturali del territorio sardo e deve essere funzionale all'effettivo fabbisogno energetico della Sardegna;

il sole ed il vento sono beni comuni da considerare di proprietà pubblica e il loro sfruttamento va finalizzato ad effettivi vantaggi per le popolazioni locali in termini di abbattimento dei costi energetici e di riduzione di emissioni inquinanti;

la Sardegna risulta essere oggetto d'interesse di diverse società che si occupano di impianti eolici off-shore;

secondo quanto riportato nei giorni scorsi dai quotidiani sardi , il ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe stabilito il termine del 30 marzo p.v. per presentare eventuali osservazioni al progetto di realizzazione di alcuni parchi eolici nel golfo di Cagliari;

dalle notizie diffuse risulta che ai sindaci dei comuni di Cagliari, Capoterra, Sarroch, Quartu e Assemini sarebbe pervenuta una missiva da parte della Capitaneria di Porto di Cagliari, con cui si veniva comunicato il termine per le osservazioni, in assenza delle quali si sarebbe dato corso alla prosecuzione dell’iter per la realizzazione dei parchi eolici;

-i contenuti dei progetti, uno dei quali è stato predisposto dalla società Trevi Energy di Cesena e prevede l’installazione di ben 33 pale alte 90 metri in prossimità della costa cagliaritana, non sono ancora noti e neppure gli enti locali chiamati a dare il parere sono stati messi nella condizione di poterli esaminare con la dovuta attenzione;

- per questo impianto è previsto il posizionamento di un cavo sottomarino di lunghezza pari a circa 10,2 Km che dalla cabina di trasformazione a mare giunge sino alla zona di approdo presso la spiaggia del Giorgino di Cagliari con grave rischio di compromissione delle praterie di posidonia fondamentali per la salute del mare;

-a quanto risulta i progetti riguarderebbero complessivamente 70 pale eoliche nel Golfo degli Angeli ed altre 30 nel Golfo di Palmas, a circa 5 miglia dalla costa, mentre le concessioni demaniali richieste sarebbero comprese fra 30 e 50 anni;

la scarsa trasparenza dell’operazione ed il timore che l’impatto ambientale e paesaggistico dell’intervento non abbiano alcuna contropartita sotto il profilo economico ed occupazionale hanno determinato la posizione fortemente critica di tutte le amministrazioni locali coinvolte;

- considerando ad oggi i soli parchi eolici installati o in corso di realizzazione in Sardegna (600 MW) e quelli per i quali è stato avviato il procedimento di valutazione di impatto ambientale (altri 400 MW), sono in grado di produrre oltre 2000 GWH (attività media 2000 h per anno) ovvero il 20% dei consumi elettrici in Sardegna considerando il caso, improbabile, di protratta attività a pieno regime delle industrie energivore del settore metallurgico;

-la realizzazione di centrali eoliche in aree marine è assoggettata al preventivo e vincolante (articolo 29 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche ed integrazioni, legge n. 99 del 2009) procedimento di valutazione di impatto ambientale (articolo 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche ed integrazioni, allegato II, punto 7 bis);

ad oggi i parchi eolici installati in Sardegna e quelli già autorizzati coprono largamente le possibilità di effettivo utilizzo della rete elettrica sarda e qualsiasi ulteriore autorizzazione non comporterebbe una riduzione nella attività delle centrali termoelettriche tradizionali e delle relative emissioni di sostanze inquinanti e di CO 2 ;

- l'art. 12 del D.L.vo 29 dicembre 2003 n. 387, ove contenuta la disciplina dei procedimenti di autorizzazione degli impianti offshore, è stato recentemente modificato dall'art. 27, comma 44, della legge 23 luglio 2009, n.99, sopprimendo la previsione secondo la quale in caso di dissenso di una amministrazione locale, la competenza a decidere era attribuita alle Regioni;

- a seguito di tale modifica, la disposizione di cui all'art. 12 nel testo vigente è risultata palesemente incostituzionale (cfr. principi di cui alla sent. Corte Cost. n. 88/2009) e, pertanto, ogni autorizzazione che dovesse essere rilasciata può considerarsi illegittima in via derivata;

- sotto altro profilo il procedimento autorizzativo dei richiamati impianti offshore è illegittimo in quanto non sono mai state coinvolte le autorità preposte alla tutela paesaggistica (Soprintendenze ed Uffici Tutela del Paesaggio);

se i ministri interrogati abbiano il quadro complessivo degli impianti off-shore per i quali sono state avviate le procedure autorizzative e se abbiano, ognuno per quanto di propria competenza, elaborato una dettagliata valutazione sull’efficienza della produzione energetica, sui rapporti costi-benefici, sull’impatto ambientale e paesaggistico e sulle possibili conseguenze negative per il turismo e per la navigabilità delle acque;

se i ministri interrogati non ritengano che i tempi stabiliti per l’esame e la valutazione dei progetti da parte degli enti locali coinvolti siano del tutto insufficienti e se non ritengano di dover consentire un più ampio e accurato esame di un intervento di così grande impatto sui territori interessati;

quali siano stati gli esiti delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica dei progetti di realizzazione dei parchi off-shore della Sardegna;

se il Governo non ritenga di dover valutare l’opportunità di stabilire un meccanismo di ripartizione territoriale della produzione elettrica – eventualmente attraverso l’assegnazione di quote regionali - in modo da evitare il rischio di ingiustificate “concentrazioni” di specifiche infrastrutture produttive, con immaginabili conseguenze negative per altri importanti settori economici, quali l'agricoltura ed il turismo.

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