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Tra la Sardegna e la capitale black-out sugli illeciti nei cantieri. La controreplica di Giulio Calvisi al sottosegretario Pizza.
Tra la Sardegna e la capitale black-out sugli illeciti nei cantieri
La Nuova Sardegna — 02 marzo 2010
   pagina 03   sezione: Pier Giorgio Pinna
  LA MADDALENA. Non vedo, non sento, non parlo. È sulla falsariga della reticenza che si è costruito un corto circuito tra la Sardegna e Roma sul G8 della Maddalena. Oltre Tirreno il flusso delle notizie s’inabissa.  Nell’isola infatti c’è chi vede: i carabinieri. Chi sente: i magistrati. Chi parla (e scrive): sindacati, ispettori del lavoro, altri militari. Solo che quando informano alcuni referenti nella capitale ogni cosa si perde in un porto di fittissime nebbie. L’omertà in passato tipica di aree della Barbagia sembra essersi trasferita a Roma. L’unica eccezione nel blackout le denunce dei parlamentari sardi del centrosinistra. Assieme ai tentativi del capitano Ultimo, l’uomo che catturò Riina, per far ripartire le indagini.   Prima stranezza. Oggi si scopre - quasi per caso e quasi a 2 anni dai primi accertamenti - che maneggi di Balducci, Anemone e presunti soci erano venuti alla luce grazie alle investigazioni del Nucleo operativo ecologico per il centro-nord sardo. E che l’ex procuratore di Roma, poi finito sotto inchiesta proprio perché accusato di essere in combutta con diversi arrestati, ne era stato informato sin da metà 2008. Con un tappo nel recepimento delle comunicazioni, però: prima dell’intervento di Firenze, semplicemente, a Roma non risultano atti giudiziari contro il malaffare nell’arcipelago.   Seconda stranezza. Sempre dalla Sardegna, molto prima dell’avvio dell’inchiesta sulla corruzione, rimbalza per certa un’altra serie di notizie sull’andamento delle opere pubbliche in appalto. Si dice che vengano violate norme anti-caporalato, infrante regole sulla sicurezza, commessi altri illeciti penali nei cantieri ai danni degli operai. Ma il silenzio dura mesi. E non più tardi di giovedì scorso il sottosegretario Giuseppe Pizza, replicando a un’interrogazione presentata dai deputati sardi del Pd, risponde: «Per quanto attiene alla paventata diffusione del lavoro nero nei cantieri, l’Unità tecnica di missione ha riferito che nessun caso è stato accertato». Non intacca l’inossidabilità del governo la controreplica di Giulio Calvisi. Che poco prima aveva parlato dell’incredibile fenomeno in area sottoposta a segreto militare e che rilancia sostenendo come alla Maddalena si sia consumata «una colonizzazione» da parte di «faccendieri e persone senza scrupoli».   Terza stranezza. Quel che più sorprende è l’interruzione del flusso di comunicazioni - a Roma e non solo - sulle condizioni degli operai durante bonifiche, sbancamenti, ricostruzione. Anche in questo caso la cronologia è fondamentale.   Primavera 2008. In maggio alla Maddalena comincia l’attività in vista del G8, fissato per il luglio 2009. La Cgil segnala subito difficoltà: turni non rispettati, presenze sospette nei cantieri, subappalti sui subappalti e tanti altri abusi. I sindacati si rivolgono ad Asl, prefetto, Direzione del lavoro. Per fare i controlli all’interno mancano però i permessi, ossia i Nos o Nullaosta di segretezza. In quei mesi solo la Protezione civile e pochi altri (tra cui uomini dei «servizi») sono così autorizzati a vigilare nell’arsenale e nell’ex ospedale.   Autunno 2008. In settembre il ministro Sacconi e Bertolaso siglano un’intesa che, fra l’altro, fissa le procedure per le ispezioni. Peccato che gli accertamenti sull’affidabilità ai fine del mantenimento del top secret sul team incaricato dei controlli nei cantieri si protraggano sino a fine anno. Con l’impossibilità di qualsiasi controllo.   Gennaio 2009. A metà mese queste indagini riservate finalmente si concludono. Gli ispettori ottengono dunque i permessi e poco dopo danno il via ai sopralluoghi.   Febbraio 2009. Il 6, ricevuto dai sindacati regionali alla Maddalena un dossier sulle irregolarità nei cantieri, Bertolaso scrive alla Direzione del lavoro di Sassari illustrando casi «de relato». Riferendo cioè le irregolarità come denunciate dai dirigenti di Cgil, Cisl, Uil.   Luglio 2009. I risultati dell’attività svolta nei 5 mesi in cui gli ispettori possono operare (di fatto il lavoro nei cantieri si blocca col trasferimento del G8 all’Aquila) vengono illustrati pubblicamente in Gallura davanti al Cles, il Comitato per l’emersione del sommerso. Già allora il quadro è impressionante: metà dei cantieri fuori norma, un terzo delle aziende irregolare, contratti non rispettati, distacchi anomali di lavoratori, violazioni della sicurezza, multe per quasi 120mila euro. Nulla di più, naturalmente, si sa sul buco nero precedente.   Quarta stranezza. Come appare ovvio dappertutto tranne che in qualche ufficio romano, le statistiche sugli illeciti sono da tempo allegate ai report della Direzione del lavoro sassarese. Che oggi, al congresso della Cgil gallurese, ripercorrerà ancora una volta le tappe della vicenda. Una storia dove il «non sento - non vedo - non parlo» è l’unica regola davvero rispettata, almeno in certi ambienti della capitale. -
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