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L'Unione sarda - CAGLIARI. Sta tutto in tre paginette che il deputato del Pd Giulio Calvisi ha fotocopiato da un librone ponderoso, quello con tutte le voci del bilancio di previsione dello Stato per il 2010. Sotto il titolo «trasferimenti alle regioni a statuto speciale» dovrebbero comparire le maggiori entrate garantite alla Sardegna dall'accordo Governo-Regione del 2006, destinato a entrare a regime proprio nel 2010: «Quasi 3 miliardi di euro in più», calcola Calvisi. I CONTI Invece il totale previsto per quei trasferimenti alle cinque regioni autonome è persino inferiore all'anno in corso: 29,8 miliardi anziché 31. «Ho chiesto ai colleghi siciliani, valdostani e così via», sottolinea il deputato olbiese, «e per loro non sono previsti tagli, anzi: si aspettano incrementi. I soldi in più per l'Isola non ci sono», sentenzia, illustrando le cifre alla stampa col segretario Silvio Lai e il gruppo Pd in Consiglio regionale. La conclusione, basata anche su un consulto con l'ex sottosegretario al Tesoro Giorgio Macciotta, è confermata da un altro indizio: in una di quelle paginette compare nuovamente una somma «per la regolazione di quote di entrate erariali» alla Sardegna, relative ad anni precedenti. IL SECONDO INDIZIO Si tratta, spiegano gli esponenti del Pd, dei trasferimenti che - nel 2006 - vennero concordati come incremento provvisorio dei gettiti per l'Isola, in attesa che il nuovo sistema entrasse a regime. «Se ci sono ancora questi 372 milioni, che tra l'altro sono meno di quanto stabilito allora», nota Calvisi, «è chiaro che non c'è l'intenzione di mandare a regime l'intesa Stato-Regione». E non c'entra niente, avverte Silvio Lai, il fatto che di quell'intesa non siano state emanate le norme attuative: «Non sono necessarie, sono solo state cambiate alcune percentuali delle compartecipazioni erariali. Non ci furono norme di attuazione neppure nel 1983, quando nello Statuto si modificarono alcuni tributi». Né, secondo Lai, ci si può appellare alla speranza che i 2,9 miliardi che spettano alla Sardegna arrivino con l'assestamento del bilancio dello Stato: «L'assestamento si farà tra quasi un anno. E poi non equivale a un diritto: significherebbe affidare alla discrezionalità di Tremonti quel che invece è dovuto alla Regione». LA MOBILITAZIONE Da qui la proposta del Pd: «Il 27 novembre scade il termine per presentare emendamenti al bilancio dello Stato», annuncia Lai, «tutti i parlamentari sardi devono chiedere una modifica per reinserire le entrate negate». Sicuramente un emendamento dei deputati democratici ci sarà: «Ma sarei felice di non essere il primo firmatario - giura Calvisi - per lasciare quel posto a un collega del Pdl. Spero che il presidente Cappellacci chieda a tutti i parlamentari sardi di firmare». Vede la necessità di una forte mobilitazione bipartisan verso lo Stato anche il capogruppo consiliare Mario Bruno: «Una mobilitazione da allargare alla questione dei fondi Fas che ci sono stati sottratti. Su questo, il Consiglio ha votato all'unanimità la richiesta che il presidente della Regione riferisca entro novembre in aula: abbiamo suggerito alla presidente dell'assemblea Lombardo di sospendere la sessione di bilancio per consentire questa comunicazione». RIVEDERE LA MANOVRA Del resto, fa notare la vicepresidente della commissione Bilancio Francesca Barracciu, «la manovra che abbiamo iniziato a discutere in Consiglio è basata su quelle entrate in più. Se non ci sono non ha alcun senso, andrà totalmente rivista». Lo Stato, protesta la relatrice di minoranza sulla Finanziaria, «si arroga il diritto di ledere i diritti dei sardi». Fuori bersaglio, conclude Giulio Calvisi, anche chi pensa che le maggiori entrate non siano previste perché il patto di stabilità blocca la spesa della Regione: «Non sta né in cielo né in terra, se c'è un accordo lo Stato ci deve dare quel che ci spetta, non quel che possiamo spendere». GIUSEPPE MELONI
26/11/2009
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